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RELITTI
Il mare di Villasimius conserva come uno scrigno le testimonianze
della
lunga frequentazione umana nelle sue acque, come alcune navi naufragate
nei mari dal periodo Romano ai nostri giorni, i cui reperti potranno
essere visitati, grazie ai sentieri blu progettati dall'Area Marina
Protetta. Uno dei più grandi pericoli che incontravano i
naviganti procedendo parallelamente alla costa, era sicuramente
rappresentato dalla Secca dei Berni, infatti l'abbondante materiale
ceramico rinvenuto nella secca testimonia come numerose navi siano
naufragate su quegli scogli. Tra queste ricordiamo una nave oneraria
affondata nel III secolo d.C. con un carico di ceramiche laziali,
anfore greche e italiche, un relitto romano del I secolo d.C. che
trasportava materiali per l'edilizia i cui reperti sono esposti
presso il Museo Comunale di Villasimius assieme ai reperti di armi,
cannoni e di un relitto affondato nelle acque dell'Isola dei Cavoli
mentre dalla Spagna si dirigeva verso la Sicilia. La nave trasportava
un carico di materiale decorativo (azulejos, losetas, ecc.) di diverse
dimensioni destinato si pensa a decorare il palazzo di una nobile
famiglia siciliana (Beccatelli) il cui simbolo viene rappresentato
negli azulejos.I ritrovamenti archeologici subacquei, lungo le coste
dell'isola sono piuttosto frequenti, infatti la Sardegna in antichità
rappresentava un punto strategico sia per la posizione centrale
nel mare mediterraneo che per i commerci che si svolgevano nei centri
costieri, quindi rappresentava un punto di riferimento importante
per qualsiasi rotta.
Il lungo traffico lungo le coste sarde e la frequenza assidua di
vari approdi, giustificano la presenza di un gran numero di relitti,
adagiati sui nostri fondali a testimonianza dei traffici che univano
le varie sponde del Mediterraneo.
I vari relitti adagiati sui fondali marini, sono la testimonianza
di quanto fosse trafficata la nostra costa del sud, evidenziando
il segno di un rapporto commerciale non portato a termine, perché
interrotto da un evento imprevisto e imprevedibile.
Un altro importante relitto era quello di una nave con un carico
di materiali da costruzione, che il I secolo dopo Cristo, terminò
il suo viaggio lungo la costa della vicina Cala Sinzias, adagiandosi
su un fondale sabbioso ad una profondità di circa 30 mt..
Scoperto dai fratelli Calderini, il relitto è stato oggetto
di studio e recupero da parte della Soprintendenza, i materiali
apparsi subito di notevole importanza sono perlopiù, tegole
a margini rialzati dotati di antefissa decorata a palmette e coppi
destinati sicuramente alla copertura di un edificio probabilmente
pubblico.
Oltre alle tegole sono state rinvenute piccole basi in terracotta
e anfore dette cadi cioè contenitori a bocca larga, destinate
a contenere frutta e prodotte sicuramente in Campania nel I°
secolo d.C., da qui soprannominato "Il relitto delle ante fisse".
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